Cose d'allora
Sulla piazzetta da Sarsora
una insegna c'era fuori
"Commestibili e baccalà"
che si sentiva dalla strada.
Il Scià Tiliu, un gran gobbo
ch'era restato proprio piccolo
prima ancora di Bartolomeia
aveva aperto la bottega.
Proprio in faccia c'era un fabbro
ch'era sempre preso a martellare
un brav'uomo che chiamavano il Rosso / che di bambini era stufo.
Tutti piccoli li aveva lo Scià
sicché doveva sempre battezzare
se devo dirvela francamente
era tutta brava gente.
Erano tanto in armonia
che sembrava una famiglia
ma per tener fermi dei bambini
ci volevano degli scapaccioni.
Era sufficiente una bicicletta
per riempire la piazzetta
Sciai e Rossi per giocare
si trovavano in mezzo alla strada.
E avevano un bel gridare, le donne
per dividerli e farli entrare
lo scià Tiliu con il gobbo
saliva sul carretto.
Prendeva in mano il suo frustino
e girava tutto il giorno
se gli avanzavano poi due ore
si metteva a fare il pittore.
A Predosa e a Capriata
diceva che era un impiegato
al Castello (*), non trovando nessuno, / è entrato dal
tabacchino.
Essendo senza sigarette
ha tirato fuori un libretto
dando prova d'una faccia tosta
ha chiamato proprio il padrone.
Alla moglie che era lì
le ha detto di fermarsi anch'essa
e per poterli impressionare
si è messo un paio di occhiali.
Tremavano come zuncregni (**)
i tabacchini marito e moglie
io vengo pel controllo
di finanza e del bollo.
Non avete collezione
siete voi in contravvenzione
glielo giuro, signor Ispettore,
proprio come davanti al Signore.
Il mio cavallo è zoppo
e a Novi non posso andare
niente scuse e non fiatare
non avete che a pagare.
E il tabacchino tutto spaventato
gli ha detto che è meglio sistemarla
per stavolta ve la passo
ma un'altra volta vi tartasso.
E cancellando dal libretto
gli ha aperto il cassetto
con cento lire è tutto finito
e u Scià è subito partito.
Ma passando il tabacchino
un giovedì mattino
vede questo Scià sulla porta
della bottega a Basaluzzo.
Salta giù da quel carretto
come una molla di un fucile
disgraziato di un impostore
farmi credere che è ispettore.
Prende lo Scià per il colletto
e lo strozzava come un tacchino
se il Rosso non fosse arrivato
proprio in quel momento.
Già mi sembra un errore
che un ispettore fosse gobbo
fuori i soldi che mi ha preso
sennò vado a Capriata.
Scià: mi lasci, io non sono
io vi faccio andare in prigione
ci si è messo il Rosso in mezzo
che di calmarli non c'era verso.
Tutti i bambini corrono là attorno
con una latta per tamburo
il rumore che c'era là
ve lo lascio immaginare.
La moglie vedendo questo
si è messa a far cagnara
con la scopa tra le mani
si è messa proprio davanti.
A quel povero tabacchino
che gli schiacciav il gobbo
e giù botte senza pietà
liberando il povero Scià.
Se da amici ragioniamo
io dico che la aggiustiamo
diceva il Rosso col pensiero
di andar tutti a bere un bicchiere.
Accorrendo poi della gente
si è visto lo Scià contento
alza su la camicetta
e tira fuori la sua borsetta.
Cosa volete star lì a cercare,
prendete i soldi e andatevene a casa / meno male che è
andata così
che quest'uomo vi ha avvertiti.
Che la multa non la evitate
un'altra volta che sgarrate
se invece di lui fosse stato
un legittimo finanziere.
Più che la contravvenzione,
sareste già in prigione.